"Lei non ha latte"



Sono la Mamma di Lorenzo che in questa settimana ha festeggiato il suo primo compleanno. Si è appena addormentato nel lettone poppando al seno. Se oggi mi è ancora possibile allattarlo, è merito, soprattutto, della consulente locale della La Leche League (LLL) = Lega per l'allattamento materno. Vi racconto come sono andate le cose.

Quando ero al terzo mese di gravidanza una mia amica mi mandò in regalo il libro "L'arte dell'allattamento materno" della LLL. Lei andava sempre agli incontri delle mamme che allattano e le sarebbe piaciuto molto diventare consulente per l'allattamento. Io pensavo, allora, cosa si poteva mai scrivere sull'allattamento per riempire un libro così grosso. Non poteva essere difficile allattare: basterà attaccare il bambino al seno e tutto andrà secondo natura. Quindi mettevo il libro da parte.

Lorenzo è nato a termine dopo un parto facile e veloce all'ospedale di P. Pesava 3 kg e 100 gr. Tenevo tanto all'allattamento e sapevo quanto era importante attaccarlo al seno prima possibile, quindi, chiedevo di allattarlo subito. Lui però non accennava minimamente a prendere il capezzolo perché occupato a studiare con visibile interesse il mio viso. Me lo tolsero dopo pochi minuti.

Quattro ore dopo il parto, alle sei del mattino, andavo alla nursery per la poppata (a P. è praticato ancora oggi l'allattamento ad orario fisso, cioè le classiche sei poppate - la prima alle ore 6 e l'ultima alle 23:30) Purtroppo inutilmente! Lorenzo si trovava ancora nella culla termica, come da prassi, e lì doveva ancora rimanere "in osservazione". Lo potevo però guardare.
Era lì, tutto rosso, e strillava con tutte le sue forze. Ancora oggi sono inquieta con me stessa per non aver insistito per prenderlo e per tranquillizzarlo dandogli il seno.

Poi, alle nove, arrivava il gran momento. Ma Lorenzo non si voleva attaccare. Le infermiere tentavano d'aiutarmi ma appena sembrava che s'era attaccato, se ne andavano e lui si staccava subito. Era frustrante!
Avevamo solo trenta minuti a disposizione. Ero molto giù quando lo dovevo restituire alle infermiere anche se loro mi tranquillizzavano affermando che era normale: Lorenzo era ancora piccolo.
E' gli davano il biberon con glucosio. Più o meno così andava tutte le altre volte.
Anche quando pensavo che aveva preso un po del mio latte, lo mettevano sulla bilancia e dicevano: "Niente!". Dal secondo giorno gli davano il latte artificiale. Ero contraria, ma mi sentivo impotente nei loro confronti. Tornavo al mio letto sempre più depressa. La mia convinzione che l'allattamento fosse un atto facile e naturale stava svanendo. Ora conosco la causa del problema: Lorenzo era confuso dal modo di succhiare delle tettarelle dei biberon e del succhiotto che gli davano.
Non sapeva che farsene del mio capezzolo.

La sera della seconda giornata un'infermiera, affermando che i miei capezzoli erano troppo piccoli - cosa assolutamente non vera - mi dava un paracapezzolo. Con questo Lorenzo succhiava finalmente il mio latte. Vedevo il colostro attraverso il paracapezzolo trasparente e mi sentivo sollevata. Però la bilancia non indicava ancora niente, e giù dell'altro latte artificiale.
Il quarto giorno lasciavo finalmente l'ospedale e avevo davanti a me il compito di disabituare Lorenzo dal paracapezzolo e insegnarli ad attaccarsi bene al seno.
Un'ostetrica affermò che le dimensioni dei miei capezzoli erano normali e che per il bambino era importante sentire il loro odore e sapore. Una volta a casa ho cominciato ad allattare Lorenzo su richiesta giorno e notte e non facevo le doppie pesate che non hanno nessuna utilità e che fanno solo innervosire e, quindi, ostacolare la discesa del latte. Nel giro di 2/3 giorni riuscivo con infinita pazienza a far poppare Lorenzo senza paracapezzolo. L'amica di Monaco mi diceva per telefono che il paracapezzolo può influire negativamente sulla produzione del latte, quindi avevo un motivo in più per farlo disabituare.
In quella settimana Lorenzo impiegava circa un'ora per ogni poppata e poi dormiva per quattro ore. Sporcava e bagnava i pannolini regolarmente ed ero contenta perché era segno che mangiava e che tutto andava bene.

Al suo decimo giorno di vita siamo andati all'ospedale per un controllo che i medici avevano prescritto.
Lì si sono accorti che da quando era a casa aveva perso 150 gr. Pesava, quindi, 2,770 kg (una perdita del 10% ca.).
Il primario quindi lo faceva subito ricoverare e, naturalmente, anch'io rimanevo lì con Lorenzo. Mi avevano messo una gran paura e mi vedevo come una pessima madre che lasciava lentamente morire di fame il suo bambino senza neanche accorgersi di niente. Il primario prescriveva "sei poppate al giorno, ogni tre ore e dieci minuti per seno. Se in questo lasso di tempo non aveva preso 80 gr per poppata gli si doveva dare l'aggiunta.

Mi facevo portare da casa il manuale della LLL e leggendolo mi tiravo parecchio su. Mi dava una concreta speranza di poter risolvere il mio problema.
Cominciavo a capire che era possibile scrivere un libro così grande su questo tema.

Dopo soli ventitré ore dal ricovero Lorenzo era aumentato di 110 gr. A forza di latte artificiale. Il mio latte, naturalmente, diminuiva a vista d'occhio e le infermiere mi dicevano "Lei non ha latte!". Il secondo giorno Lorenzo prendeva da me solo cinque grammi e nell'ultima poppata prima d'uscire dall'ospedale zero gr. Chiedevo ad un pediatra durante una visita, se si poteva fare qualcosa per aumentare la produzione del latte e lui diceva: "Niente".

Prima di uscire, il primario mi diceva testualmente: "E' molto nobile da parte sua il tentativo di allattarlo al seno, ma non lo lasci morire di fame".

Una volta a casa mi mettevo in contatto con la consulente più vicina della LLL e chiedevo del dispositivo per l'allattamento supplementare (DAS) di cui mi aveva parlato un'ostetrica durante il ricovero di Lorenzo. Nella mia brutta situazione mi sembrava l'unica cosa che poteva salvare Lorenzo da un allattamento artificiale che per me era una cosa impensabile.

La consulente per l'allattamento veniva da me lo stesso pomeriggio e mi dava diversi consigli, per esempio, di evitare di dare al bambino il succhiotto e di lasciarlo succhiare il più spesso possibile per incrementare la produzione.
Mi chiedeva se volevo prima provare ad allattarlo ogni due ore ma io ero così sfiduciata e Lorenzo mangiava ad ogni poppata solo venti gr del mio latte che preferivo usare subito il DAS.

Tre giorni dopo andavamo per la prima volta dal pediatra di fiducia che avevamo scelto e lui assicurava che il calo per il quale Lorenzo era stato ricoverato era nella norma (non superava il 10% del peso di nascita). Inoltre diceva di non dargli più l'aggiunta e di allattare quando e quanto il bambino voleva.
Dopo una settimana si sarebbe visto se cresceva in modo regolare. Secondo il pediatra doveva aumentare d'almeno 150 gr.

Continuavo allora ad allattare solo con il mio latte e ormai anche senza il DAS e dopo una settimana Lorenzo era aumentato di 220 gr. Poi prendeva ogni settimana 300 gr fino all'età di tre mesi. A tre settimane aveva raggiunto il peso della nascita e a tre mesi l'aveva raddoppiato.

Fino a nove mesi si è nutrito esclusivamente del mio latte ed è cresciuto molto bene. Gli ho proposto cibi solidi dall'età di sei mesi ma ha sempre rifiutato tutto, tranne qualche assaggio dall'età di otto mesi ca. Quindi non è morto di fame, come aveva temuto il primario dell'ospedale.

E' veramente scoraggiante constatare come in un reparto neonatale non conoscano le cose più fondamentali sul funzionamento della mammella e della produzione del latte. Negli ultimi mesi ho conosciuto moltissime mamme che hanno dovuto rinunciare all'allattamento naturale molto presto perché le veniva detto che non avevano latte e che ci voleva un'aggiunta.

Ancora oggi Lorenzo mangia tanto latte mio sia di giorno sia di notte (in questo mi è stato utilissimo il fatto che Lorenzo dorme con noi fin da piccolissimo). Ho intenzione di allattarlo ancora a lungo, cioè finché Lorenzo non lo richiederà più perché sarà emotivamente autonomo dal seno.

Ringrazio di cuore la LLL per l'aiuto e il sostegno che mi ha dato.

Ulrike Schmidleithner - info ( at ) allattiamo.it -
Scritto nell'ottobre del 1996

Pubblicato sul bollettino "DA MAMMA A MAMMA" n. 51 primavera 98 di La Leche League Italia
copyright © La Leche League Italia


Dispositivo per l'allattamento supplementare: Si prende in farmacia un sottile tubo nasogastrico o un altro tubicino di plastica, e, se è largo, si fa un nodo che permette di regolare il flusso del latte. Un capo del tubicino va inserito nel foro allargato della  tettarella di un biberon, in modo che arrivi fino al fondo del biberon che viene riempito di latte spremuto (o artificiale). L'altro capo viene fissato sul capezzolo e si attacca il bambino alla mammella in modo che succhia sia il latte del biberon che quello che esce dalla mammella. In questo modo il neonato stimola la mammella ad aumentare la produzione del latte, ricevendo nello stesso tempo l'aggiunta.
Si consiglia comunque di usare questo dispositivo con moderazione perchè non sono soltanto gli stimoli del capezzolo che aumentano la produzione del latte ma anche la quantità di latte che viene rimossa dalla mammella.
Leggi l'articolo del dott. Jack Newman MD FRCPC "L'uso del dispositivo per l'allattamento supplementare".
Nel libretto dell'OMS "Come allattare durante un'emergenza" puoi trovare un disegno del dispositivo per l'allattamento supplementare e una spiegazione di come si usa.





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